Rea era in sala sola con la televisione accesa, come al solito saltava da un canale all’altro perché non voleva perdersi niente, neppure il programma più deficiente. Era rimasta incantata per qualche minuto davanti alla televendita dei coltelli Miracle Blade fino a che, mentre il conduttore decantava l’eccezionalità dello sconto sul prezzo di ogni pezzo, lei invece di continuare lo zapping si alzò di scatto per prendere una scatola da cui piluccare qualcosa a mo' di snack; non aveva più l'età per parlare di merendina ed in realtà nemmeno aveva fame, la sua era piuttosto voglia di qualcosa di buono ma Ambrogio non c’era e così, come sempre, doveva pensare a tutto da sé. Senza sorpresa si accorse che nessuno aveva fatto la spesa infatti mancavano i Ferrero Rocher, ma non i cereali al cioccolato della colazione, ottima compensazione. Pare che l’assunzione di cibo, così come per qualcuno il gioco d’azzardo o le droghe, stimoli il circuito cerebrale di gratificazione portando benessere ed euforia attraverso la dopamina, il mediatore “della ricompensa” . La dopamina è anche coinvolta nella trasmissione dei segnali per alcuni movimenti involontari ed alterazioni del suo equilibrio si riscontrano nella schizofrenia, comunque sia Rea aveva abbastanza autocoscienza da non potersi dire matta se non scherzosamente, anche se spesso lei stessa si definiva tale - d'altronde è normale non considerarsi normale, sarebbe troppo banale ed in un racconto per questo non c'è posto. Dai personaggi ci si aspetta che agiscano, o quanto meno che siano interessanti... dunque solo per questo motivo Rea dovrebbe essere colpevole di chissà quale delitto? Oppure una Rea appassionata amante ed altresì, schizofrenicamente, eterea e distante? Meglio una Rea di stirpe reale o reale perché vera e sincera?
Abbandono Rea al suo destino di cui invero non so molto, questa è la fine del racconto perché non voglio scrivere una storia fatta di impressioni sbagliate su un personaggio intravisto appena: spero di aver frainteso quel suo sguardo, sospeso nel vuoto di una scatola vuota, del mio televisore. Mi auguro che ora Rea sia Serena altrove. E Serena era in classe e guardava la lavagna senza vederla, capiva come la materia potesse interessare ma lei proprio non si riusciva ad appassionare. Per fortuna di lì a poco avrebbe provveduto la campanella a sancire, almeno per quel giorno, la fine di tutto. DRIIIIIIIN.